Gen 23 2014

La Responsabilità Amministrativa D.lgs 231/01

Il D.lgs  dell’8 giugno 2001 n° 231,  ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano una forma di responsabilità, nominalmente amministrativa, ma sostanzialmente a carattere afflittivo-penale, a carico delle persone giuridiche siano esse società, associazioni (riconosciute e non) ed enti pubblici economici per particolari reati commessi nel loro interesse o nel loro vantaggio da una persona fisica che ricopra al loro interno una posizione apicale o subordinata.

Secondo l’art 5 del dlgs 231/2001 il soggetto è considerato:

  • “soggetto apicale”  se svolge funzioni di rappresentanza, di amministrazione o direzione dell’ente o  di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso.
  • “soggetto sottoposto” se è tale alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti apicali

Le condizioni affinché si possa applicare la normativa sono:

  • l’inclusione dell’ente nel novero di quelli rispetto ai quali la legge trova applicazione (art. 1  D.lgs 231/2001);
  • l’avvenuta commissione di un reato rientrante nel cosiddetto catalogo, compiuto nell’interesse o a vantaggio dell’ente;
  • l’essere l’autore del reato un soggetto investito di funzioni apicali o subordinate all’interno dell’ente;
  • la mancata adozione o attuazione da parte dell’ente di un modello organizzativo (c.d. MOG) idoneo a prevenire la commissione di reati rientranti nel catalogo.

Le sanzioni previste a carico della società per gli illeciti commessi sono di diversa natura :sanzione pecuniaria;sanzioni interdittive; pubblicazione della sentenza di condanna; confisca. Tuttavia il decreto legislativo, prevede una FORMA DI ESONERO della società dalle sanzioni irrogabili, e precisamente se il reato è stato commesso in tali condizioni:

  • l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, un modello di organizzazione e di gestione idonei a prevenire Reati della specie di quello verificatosi;
  • è stato istituito un organismo (O.D.V – Organo di vigilanza), dotato di autonomi poteri, deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza del MOG, nonché di curarne l'aggiornamento ;
  • è stato configurato un sistema disciplinare interno;
  • le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;
  • non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza  da parte dell’organismo di cui al secondo punto.

L’articolo 6 del decreto legislativo 231/2001  indica gli elementi su cui si deve basare l’elaborazione del Modello Organizzativo:

  1. individuare le aree a rischio di commissione dei reati previsti dal Decreto;
  2. predisporre specifici  protocolli al fine di programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in relazione ai reati da prevenire ;
  3. prevedere la gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
  4. prescrivere gli obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l’osservanza del modello
  5. introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

Tali componenti devono essere integrati in un sistema di gestione organico che rispetti i seguenti principi:

  • verificabilità, documentabilità, coerenza e congruità di ogni operazione;
  • separazione delle funzioni per cui nessuno può gestire in autonomia un intero processo;
  • trasparenza delle regole e dei criteri;
  • documentazione dei controlli.

LA SINT SUPPORTA LA DIREZIONE ALL’INDIVIDUAZIONE DELLE ATTIVITA’ SENSIBILI ALLA COMMISSIONE DEI REATI AI SENSI DEL DLGS 231/2001  s.m.i. (RISK ASSESSMENT), VALUTANDO IL GRADO DI  RISCHIO IN BASE AI CONTROLLI ESISTENTI NEL PERIODO DI VALUTAZIONE (GAP ANALISYS), AL FINE DI ELABORE UN MODELLO ORGANIZZATIVO IDONEO ALLA PREVENZIONE DEI REATI STESSI.

Letto 3545 volte Ultima modifica il Venerdì, 24 Gennaio 2014 14:13